Titolo- Anni di CementoROMA-Chiara Lico, autrice del libro-inchiesta “ Anni di Cemento” presentato alla “Fiera della piccola e media editoria”, è lucida nella descrizione del fenomeno dell’abusivismo illegale, creatore di geografie urbane soprattutto nei contesti periferici, proliferato negli ultimi anni in maniera “catastrofica” secondo le stime quantitative che parlano di 800.000 abitazioni abusive nella sola Roma.
Lontani dalla formula dell’ “abusivismo di necessità”, fenomeno ricorrente nel dopoguerra e finalizzato, nonostante la matrice illecita, ad una equa ridistribuzione sociale degli stabili abitativi, oggi la speculazione economica primeggia come matrice di un processo a quanto pare inarrestabile.
A Roma la data dell’ultimo Piano Regolatore risale al 1974: da qual momento in poi la strada dei condoni edilizi (85’, 94’, 2003) blocca qualsiasi progetto razionale per far fronte alla crescita smisurata della metropoli; si cerca una soluzione e nel 1999 viene fondato l’Ufficio Antiabusivismo del comune di Roma.
A capo c’è Massimo Miglio.
Tra il 2003 e il 2008 vede l’abbattimento di 550mila metri cubi di volumetrie abusive, che in dieci anni conta 700 interventi di demolizione e che un giorno, senza una riga di motivazione, si interrompe con l’arrivo di un fax: “Incarico revocato”.
Da questo punto controverso parte l’indagine della giornalista Chiara Lico, che con l’aiuto del collega Lazzaro Pappagallo, compie un lavoro “ a ritroso”: non potendo contare sulle scarse informazioni reperibili tra i tradizionali media ( impossibile compiere una ricerca di archivio in un campo così sterminato e intenzionalmente poco battuto) decide di intervistare Miglio, raccogliere quanto più materiale possibile, compie ricerche sul campo e ne tira fuori racconti paradossali, quasi grotteschi, che ci narrano un territorio deturpato nel profondo dai “ signori del mattone” , gli stessi che porteranno alle dimissioni irrevocabili del capo dell’Ufficio Antiabusivismo romano.
Ma c’è di più: le responsabilità sono molteplici e decentrate poiché dall’inchiesta emerge una rete di connivenze “necessarie” all’attuazione di piani costruttivi fuori da qualsiasi logica sociale; i “palazzinari” hanno dalla loro un sistema burocratico farraginoso, un Tar che necessariamente accoglie ogni istanza di ricorso, una sotterranea rete di compromessi taciti che coinvolge polizia, uffici comunali, politici e cosa più grave semplici cittadini.
D’altronde la Lico è esplicita quando citando il caso Riello afferma che “il cemento che uccide gli spazi sociali, che sommerge parchi e aree pubbliche, che dilaga senza alcun rispetto per i bisogni della comunità, è voluto dagli stessi cittadini: l’abusivismo “ricco”, “speculativo” vive e frutta secondo una logica circolare tipica di ogni mercato fine a se stesso: dare un prezzo ai bisogni primari della gente, il primo avere una casa”.
Francesco Valvo